Isola di Sardegna

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Da Ozieri a Padru

I luoghi


Distanza complessiva da percorrere        circa 120 Km
Tempo medio di percorrenza                  circa 3 ore
Tempi di sosta e visita                           circa 5 ore
Durata complessiva dell'itinerario            circa 8  ore



1. Pattada: Colle di San Gavino.
2. Pattada: Bosco di Monte Lerno.
3. Buddusò: Punta Ololvica.
4. Alà dei Sardi: Lago artificiale di Sa Coiluna.
5. Alà dei Sardi: Foresta di Sas Tumbas.
6. Padru: Monte Nieddu.






1. Pattada: Colle di San Gavino.
Si parte da Ozieri sulla statale 128bis in direzione est, quindi si piega a sinistra nella provinciale per Pattada, il comune più alto della provincia di Sassari. Già dal paese, inerpicato su un breve pianoro sotto la cima del colle e articolato in strette viuzze fiancheggiate dalle sobrie facciate di granito a vista delle semplici case a uno o due piani, si gode di una bellissima vista. Ma il panorama si fa grandioso dalla sommità del Colle di San Gavino, che si raggiunge svoltando a sinistra subito prima di entrare nell'abitato. Lo scenario è dominato dal Monte Lerno, che svetta subito a nord - est, specchiando la sua mole imponente (1094 metri) nelle limpide acque azzurre del lago artificiale che ne ha preso il nome, uno degli invasi sardi di più recente costruzione, destinato all'irrigazione del Campo di Chilivani, ben visibile a ovest - nord - ovest, al di là di Ozieri. A nord si scorgono gli abitati di Oschiri e Tula, rispettivamente ai piedi dei grandi massicci montuosi del Limbara e di Monte Su Sassu. A sud la vicina strada statale è quasi lambita dalle propaggini settentrionali delle vaste foreste del Goceano.

2. Pattada: Bosco di Monte Lerno.
Da Pattada si percorre per circa undici chilometri la strada provinciale per Oschiri per poi svoltare a destra e, superato su un ponticello di legno il Rio Mannu di Pattada, penetrare in breve nel bosco del Demanio forestale.
Veduta panoramica del colle di San Gavino, sopra l’abitato di Pattada

Qui, sulle pendici del Monte Lerno, sopravvivono resti dell'antica foresta scampati agli incendi che hanno deturpato la zona negli anni recenti: la vegetazione è costituita in prevalenza da Lecci e roverelle, cui si alternano le sughere e i ginepri, con un rigoglioso sottobosco di macchia mediterranea spontanea di erica arborea e corbezzolo. L'area è posta sotto la tutela del Demanio forestale, che ha impiantato nelle zone di rimboschimento cospicue formazioni di conifere e che esercita su tutta la copertura vegetale un'energica opera di prevenzione antincendio. Sotto la tutela della Forestale è anche l'oasi di ripopolamento faunistico per mufloni (25-30 esemplari) e cervi sardi (ne sono stati censiti circa 80). Compresi nell'area sono anche i laghetti artificiali di Sa Pedrosa, Sa Jone e Sos Vanzos, che offrono rifugio stanziale a germani reali e ad altri esemplari di avifauna acquatica. Sulle cime granitiche del monte nidifica l'aquila reale.

3. Buddusò: Punta Ololvica.
Rientrati a Pattada, si raggiunge lungo la statale 128bis (che dopo il bivio per Bultei si innesta nella 389dir) l'abitato di Buddusò, grosso centro dalle antiche tradizioni pastorali disteso sull'immenso altipiano che ne prende il nome e che costituisce uno dei territori più solitari e affascinanti della Sardegna centro settentrionale. Da Buddusò si prende la statale per Bitti e, al km 45, si svolta a sinistra in una carrareccia che conduce a Punta Ololvica. Proprio alla biforcazione di questa strada secondaria sorge il Nuraghe Loelle, imponente costruzione granitica che rappresenta un interessante esempio di incontro fra la tipologia a tholos (cioè con copertura a falsa volta) e quella a corridoio. Punta Ololvica fa parte di un vasto altipiano granitico che in passato era ricoperto da una fitta sughereta, ora in parte degradata dai violenti incendi e dal pascolo intensivo. In questo paesaggio suggestivo, già intensamente frequentato dall'uomo in età preistorica (nella zona si contano, oltre al Nuraghe Loelle, numerosi dolmen, tombe di giganti e resti di strutture di epoca romana), nasce il più importante fiume della Sardegna, il Tirso, che sgorga dalla contigua Punta Sa Pianedda e volge il suo corso a sud - ovest, attraversando tutto il Goceano per poi piegare verso le province di Nuoro e Oristano. L'area di Punta Ololvica è dimora abituale di cinghiali, martore e lepri e vanta la presenza di numerosi rapaci, alcuni dei quali, come il nibbio reale, l'aquila reale e il falco pellegrino, di ormai rarissima osservazione.

4. Alà dei Sardi: Lago artificiale di Sa Coiluna.
Da Buddusò, cui si fa ritorno per la stessa strada percorsa all'andata, imbocchiamo adesso la statale 389 per Monti e, circa cinque chilometri prima di raggiungere Alà dei Sardi, costeggiamo, a destra della strada, il piccolo Lago artificiale di Sa Coiluna, collegato alla statale da una stradina di poche centinaia di metri.


Il piccolo lago artificiale di Sa Coiluna, in territorio di Alà dei Sardi


Il luogo è reso particolarmente suggestivo dalle limpide acque luccicanti, nelle quali si specchiano i boschetti di sughere che ne circondano le sponde. Dal laghetto, ricco di trote e meta privilegiata di pescatori dilettanti, possiamo poi spingerci verso nord - est, in direzione della catena collinare di Buldia, attraversando una zona boscosa ravvivata dalle sorgenti perenni di Latari e dal corso del Rio Buldia, torrentello che sfocia più a nord nel Rio Altana. Ai lecci e alle sughere si alterna la fitta macchia mediterranea, che cede lungo le rive del torrente ai salici e alle tamerici della vegetazione riparia.


5. Alà dei Sardi: Foresta di Sas Tumbas.
Superato l'abitato di Alà dei Sardi, si prosegue lungo la statale 389 in direzione di Monti e dopo appena un chilometro si svolta a destra nella provinciale per Piras: a sud di questa strada si estende l'ampia zona boschiva di Sas Tumbas, dove ci si può addentrare percorrendo una delle tante diramazioni che si staccano a destra dalla provinciale.

Alà dei Sardi: il Rio Altana scorre in mezzo alla rigogliosa vegetazione della foresta di Sas Tumbas

Estesa per 244 ettari, la Foresta di Sas Tumbas fa parte di un complesso demaniale di quasi duemila ettari costituito da due fondi, il più vasto dei quali, chiamato Sos Littos, ricade in comune di Bitti (provincia di Nuoro). La tenuta, che è proprietà demaniale dal 1934, è ricoperta da boschi di leccio, sugherete pure o miste a leccete, pini mediterranei d'alto fusto, corbezzoli, ginepro e cisto. Nei pressi della frazione di Sos Onorcolos si può raggiungere il tortuoso corso del Rio Altana, che segna per un tratto il confine fra la provincia di Sassari e quella di Nuoro e che, ricco di fauna ittica, costituisce un'importante riserva di pesca.


6. Padru: Monte Nieddu.
Ritornati sulla statale, si prosegue ancora per un breve tratto in direzione di Monti per poi svoltare a destra nella provinciale per Padru, inoltrandosi così in una bella zona agreste e in gran parte spopolata, dove le tormentate rocce granitiche tipiche della Gallura affiorano a tratti dal verde della macchia, dei boschi e dei pascoli. Dalla frazione di Cuzzola o dallo stesso abitato di Padru possiamo raggiungere il bel rilievo granitico di Monte Nieddu che, con i 971 metri di Punta Maggiore, costituisce la cima più alta della zona e un punto panoramico di notevole fascino. Oltre che sulla vicine costa orientale di San Teodoro e di Capo Coda Cavallo (con la biancheggiante massa calcarea dell'Isola Tavolara sullo sfondo), la vista spazia verso nord sulla costa di Olbia e  di Arzachena, sull'arcipelago della Maddalena e addirittura, nelle giornate più terse, sul litorale sud della Corsica. Verso mezzogiorno, invece, si ammirano i rilievi più settentrionali del massiccio del Gennargentu, la sagoma candida di Monte Albo e, a sud - ovest, in assenza di foschia, si distingue la statua del Redentore sulla cima del Monte Ortobene di Nuoro.

 
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