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(provincia di Sassari)

Itinerari

 

Dal fianco di un colle di origine vulcanica, il Monte Santo, propaggine del Monte Pelau, Siligo si affaccia su una vasta regione pianeggiante sulla quale si levano in buon numero i vulcani spenti. Nell'abitato la sola emergenza architettonica di qualche rilievo è rappresentata dalla chiesa parrocchiale di Santa Vittoria, nella quale una tradizione che non ha trovato conferma da parte degli storici vuote che sia stato sepolto, nel 1239, Ubaldo Visconti, marito di Adelasia di Torres. In alto, oltre il sommo del paese, vi è il Belvedere di Su Runaghe che offre la vista di una vasta area e dei suoi singolari rilievi vulcanici. Il paese, che in età giudicate fu parte della curatoria del Meilogu e ne condivise le traversie, e dopo la conquista aragonese fu feudo degli Alagon, è da lungo tempo in declino: in mezzo secolo ha perso poco meno della metà dei suoi abitanti, che nel 1951 erano 1856. Non è privo di motivi d'orgoglio, perché di Siligo era la cantante Maria Carta, che contribuì in misura determinante al diffondersi, non soltanto in Italia, della conoscenza della musica tradizionale sarda, ed è di Siligo lo scrittore Gavino Ledda, autore del romanzo Padre padrone che ebbe una fortunata riduzione cinematografica.
Il territorio abbraccia luoghi altamente suggestivi e di grande interesse: ne fanno parte, oltre al Monte Sant'Antonio sulla cui sommità è stata scoperta recentemente un'area sacra nuragica, che comprende una corte lastricata, un pozzo sacro, una ciclopica torre e un muraglione perimetrale; il Monte Pelau, che conserva i resti di diversi insediamenti nuragici e punici; il Monte Santo (733 metri), sulla cui vetta, costituita da un pianoro, sorge la chiesetta dei Santi Elia ed Enoch, costruita nell'XI secolo su un'altra chiesa preesistente, annessa al primo monastero dei monaci di Montecassino in Sardegna. A breve distanza dal paese resta, semidiroccata, la Chiesa di Santa Maria di Bubalis (detta anche di Mesumundu), costruita in età bizantina, certamente non oltre il VII secolo, in pietra basaltica e mattoni cotti. Di notevole interesse, lungo un ruscello non lontano dal paese, un antico mulino (vedi foto) ad acqua (Su Mulinu) che, benché da tempo inattivo, ha conservato intatte le sue strutture. Poco lontana, lungo lo stesso corso d'acqua, vi è una vecchia gualchiera (Sas Cattigheras), nella quale grandi magli di legno azionati dall'acqua come i mulini operavano la battitura dell'orbace, il grezzo tessuto di lana della tradizione sarda. Ogni anno, in settembre, si svolge a Siligo, nel suggestivo anfiteatro naturale di Su Runaghe, una manifestazione che vuole essere un atto d'omaggio nei confronti di Maria Carta, la Rassegna del canto e delle musiche tradizionali della Sardegna, alla quale partecipano, insieme a quelli sardi, gruppi provenienti da tutte le parti del mondo. Si tiene invece, in dicembre, la Sagra della salsiccia, dedicata all'insaccato prodotto a Siligo, che gode di giusta fama.

 


 

Monte Santo e Chiesa dei Santi Elia ed Enoch

Alto 733 metri, questo monte dalla caratteristica forma troncoconica, di chiara origine vulcanica, sorge isolato quasi al centro del Meilogu in mezzo a una serie di alture meno elevate. Dalla sua cima, un ampio tavolato pianeggiante, si domina perciò su un panorama vastissimo: sul lato ovest appaiono, molto vicini, gli altri colli vulcanici che punteggiano il territorio del Meilogu, con le loro caratteristiche sagome coniche; a nord-est invece, quasi ai piedi stessi del monte, si spalanca la vasta piana del Campo di Chilivani e la vista corre libera fino alle falde del Limbara; a sud-est l'orizzonte è sbarrato dalla Catena del Goceano. Sul grande pianoro sommitale, solitario e battuto dai venti, sorge la Chiesa dei Santi Elia ed Enoch, considerata la più antica chiesa sarda a due navate (che ospitano due altari dedicati a due santi diversi). Costruita intorno all'XI secolo su un'altra chiesa preesistente e annessa al primo monastero dei monaci di Montecassino in Sardegna, conserva ancora all'interno il pavimento originario di trachite rossa. Le due navate, divise da belle arcate bicolori poggianti su tozzi pilastri, erano concluse da due absidi andate distrutte nel secolo scorso. Nella semplice facciata a capanna priva di campanile si apre a fianco del portale ad arco una piccola finestrella a forma di croce.

 

 


 

Chiesa di Santa Maria di Bubalis

La Chiesa di Santa Maria di Bubalis è una delle più antiche dell'isola. Fu infatti costruita in epoca bizantina, certo non oltre il VII secolo e, con ogni probabilità, sopra le rovine di preesistenti terme romane che utilizzavano la vicina sorgente calda di Abba de Bagnos. Dedicata a Santa Maria di Bubalis (nome che deriva forse da quello di un'altra sorgente dei dintorni, la Funtana de Pubulos, cioè dei Pascoli), ma più nota come Nostra Signora di Mesumundu per via della cupola (il "mondo tagliato a metà") che ne sovrasta la rotonda centrale, è costruita in una mistura di pietre basaltiche di piccola pezzatura e di mattoni cotti. Nell'XI secolo la chiesa divenne proprietà dei Benedettini di Montecassino, che vi edificarono all'intorno un convento e ne modificarono in parte la struttura con l'aggiunta di un'abside. Fino a qualche tempo fa versava in stato di parziale rovina, ma la sua architettura originaria e i successivi ampliamenti erano perfettamente leggibili e, nell'insieme, emanava un fascino fuor del comune: risulta difficile credere che nemmeno la sua vetustà e rarità abbiano potuto preservarla da una manomissione tanto offensiva.

 


 

Monte Ruju e Su Muru 'e Ferru

Il Monte Ruju ha una strana e inconfondibile cresta di origine vulcanica. Il passaggio della colata lavica ha infatti formato in questo sito un muro, chiamato Su Muru 'e Ferru (cioè "Il muro di ferro"), nome che deriva dalla particolare compattezza assunta dalla lava. Il muro discende con regolarità lungo il fianco del monte fino ad arrivare dolcemente al livello della pianura, disegnando con spettacolare linearità il corso dell'antica colata lavica. Questo fenomeno del muro vulcanico, unico in Italia, è paragonabile ad analoghe formazioni verificatesi in Islanda.